Afro Basaldella

Patrick J. Kelleher, introduzione alla Sala XIII, Afro, IN XXX Biennale Internazionale d’Arte, catalogo della mostra, Stamperia di Venezia, Venezia 1960, pp. 62-63.

dicembre 17, 2018

Fu lo stesso Afro a richiedere al vecchio amico Patrick Kelleher di scrivere questa presentazione, moderatamente elogiativa, per la sezione a lui riservata all’interno del catalogo della Biennale di Venezia del 1960. A posteriori, si può dire che questa Biennale fu una sorta di canto del cigno per l’arte dei pittori e scultori italiani della generazione di Afro, con sale interamente dedicate a ogni singolo artista, tra cui il fratello di Afro, Mirko, Renato Birolli, Bruno Cassinari, Luciano Minguzzi, Antonio Corpora, Alberto Burri, Zoran Music e molti altri, anche se negli anni a venire avrebbero avuto una lunga carriera. Emilio Vedova fu insignito del premio per la pittura italiana (che Afro aveva ricevuto quattro anni prima) e Pietro Consagra del premio per la scultura. Kelleher, in qualità di direttore dell’Albright-Knox art Gallery, conosceva approfonditamente tanto l’avanguardia europea quanto la pittura americana contemporanea, si trovava quindi nella posizione ideale per valutare il rapporto di Afro con l’espressionismo astratto, evidenziandone sia la distanza che le affinità.

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Durante questi ultimi dieci anni la figura di Afro è emersa come un simbolo della vitalità della tradizione italiana dell’arte contemporanea. Le sue opere si trovano nelle maggiori collezioni pubbliche e private da Helsinki a Johannesburg, da Toronto a Buenos Aires, e ovunque sono state eccellenti ambasciatori all’estero per il suo paese ed hanno preso allo stesso tempo il loro posto con tranquilla sicurezza tra le più poetiche espressioni del nostro tempo.
Afro scoprì quel suo stile astratto riccamente personale poco dopo la fine della seconda guerra mondiale e dopo un esteso esame dei modelli classici dell’espressione. Insoddisfatto delle limitazioni di quest’ultimi, prima volse l’occhio, intelligentemente osservatore, alle fonti originali che formano lo stile del ventesimo secolo e che egli trovava in simpatia con il proprio temperamento, e cioè il cubismo, Matisse e, con minore interesse, Klee, Miró e i Surrealisti. Evitando il pericolo dell’imitazione dei manierismi stilistici, egli seppe analizzare i principi dello stile. Da questo suo studio altamente selettivo Afro ha forgiato un suo linguaggio individuale che rispecchiava il suo talento naturale, la sua personalità e ed il suo gusto impeccabile. La sua forza artigiana e la sua abilità naturale nell’organizzare e integrare intangibili rapporti di colore, superfici, forme e disegni, sono stati talvolta poco notati per quel suo accattivante e brillante uso dei rapporti di colore. Certamente egli è uno dei migliori coloristi della pittura del ventesimo secolo. Conscio del pericolo di far diventare i mezzi espressivi una forma elegante, Afro, sin dall’inizio della sua carriera, ha costantemente riesaminato i valori, chiamando a raccolta le sue forze per nuove sfide. Esaminando il complesso delle sue opere si rimane impressionati dalle diversità e dal raggio che comprende.
Tra il 1948 e il 1954 l’approccio di Afro alla pittura generalmente comprendeva l’uso di disegni preliminari attentamente preparati e di studi per le sue composizioni maggiori. Dopo il 1955, cominciò ad usare un approccio più diretto alla tela che segna ora il suo stile attuale.
Nuovi concetti pittorici nascono dalla pittura stessa. Afro crede che ogni composizione abbia una vita sua e che la sola realtà nella pittura sia la pittura stessa. Egli non si preoccupa se l’idea originale subisce dei cambiamenti durante il corso dell’esecuzione o diventa apparente nel risultato finale. Per lui la pittura rappresenta le evoluzioni delle idee dell’artista durante l’esecuzione e riflette i molti volti della personalità interiore dell’artista. Insomma l’artista e la sua opera sono una cosa sola. Ogni opera riflette più o meno elementi di carattere e di atteggiamento; il complesso dell’opera di un artista è tutto l’uomo. Con questo approccio il pittore, come individuo pensante, si avvicina a realizzare lo spirito del suo tempo. Con quelle antenne della percezione tese a tutto il mondo che lo circonda, l’artista si intona ai valori della sua generazione e attraverso questa sua coscienza e prescienza spesso riesce a prevedere avvenimenti e idee nelle sue opere.
Come artista con uno sfondo mediterraneo, Afro nella sua pittura, malgrado la sua grande vitalità, è generalmente contemplativo, un po’ staccato, ma risoluto e sereno nel suo approccio. Queste qualità sono in forte contrasto con le pitture degli espressionisti astratti americani ai quali Afro si sente però spiritualmente vicino, e con i quali si sviluppa pur restando indipendente.
Generalmente i movimenti apprezzano ciò che è impetuoso, coscientemente irresoluto, spesso conturbante e spontaneo, nella sua pittura. Convinto che gli artisti in tutto il mondo, malgrado le differenze di approccio, cercano lo stesso obbiettivo, e cioè di esprimersi con forza o tranquillamente, secondo l’occasione, nel loro tempo, Afro segue questa direzione rendendosi conto che le due faccie (sic) della moneta non debbono necessariamente trovarsi in conflitto, ma piuttosto arricchiscono il vocabolario dell’arte della seconda metà del ventesimo secolo.

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